Il Trattato globale dell’Onu contro l’inquinamento da plastica

Il Trattato internazionale sulla plastica è stato approvato il 2 Marzo dall’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unea) riunitasi a Nairobi in Kenya. Si tratta di un documento storico che prende forma proprio durante il 50° anniversario della nascita dell’Unep, organizzazione dell’Onu per la protezione ambientale che ha sede proprio nella capitale kenyana.

Le Nazioni Unite hanno istituito un comitato intergovernativo con il mandato di mettere a punto, entro il 2024, un accordo internazionale, legalmente vincolante, che metta fine all’inquinamento dovuto alle sostanze plastiche. Sono 175 i Paesi che entro il 2024 si impegnano a porre le basi per risolvere il problema della plastica in natura. Il documento vincolerà i paesi firmatari a creare politiche nazionali relative alla produzione, consumo e smaltimento di prodotti di plastica.

2 anni di tempo, quindi, affinché le commissioni che avranno il compito di redigere tale documento possano convocare esperti e scienziati per rispondere alle esigenze globali, considerando, nelle misure da intraprendere, la gestione di tutto il ciclo di vita della plastica, dalla produzione fino alle politiche di riduzione. Con l’ausilio dell’Unep si dovrà necessariamente attenzionare proprio la riduzione della produzione di plastica.

Il documento inizia riportando che “i livelli elevati e in rapido aumento di inquinamento da plastica rappresentano un grave problema ambientale su scala globale, con un impatto negativo sulle dimensioni ambientali, sociali ed economiche dello sviluppo sostenibile” continua includendo anche il problema delle microplastiche che si diffondono non solo in mare ma anche per via aerea.

E’ noto che la plastica è stata trovata nella placenta delle donne in gravidanza, sulle montagne, nelle piogge, nei pesci e nelle feci umane.

Il documento sottoscritto dai Paesi firmatari è stato definito un “Accordo di Parigi” per la plastica perché, proprio come accade per l’emergenza climatica, è stabilito che bisogna agire in maniera coordinata e con strumenti vincolanti per la maggior parte dei Paesi del mondo. Siccome l’inquinamento di plastica coinvolge ogni angolo del Pianeta, agire in maniera congiunta a livello globale risulta necessario perché, proprio come per il cambiamento climatico, anche per la plastica si rischia di vanificare le politiche locali qualora non si coinvolgano il maggior numero di governi possibile nella battaglia contro l’inquinamento dovuto a questo materiale.

Nel documento si legge che esistono le soluzioni tecnologiche e che è importante “promuovere la progettazione sostenibile di prodotti e materiali in modo che possano essere riutilizzati, rifabbricati o riciclati e quindi mantenuti nell’economia il più a lungo possibile insieme alle risorse di cui sono fatti, oltre a ridurre al minimo la generazione di rifiuti, il che può contribuire significativamente alla produzione e al consumo sostenibile della plastica“.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha stimato che 30 milioni di tonnellate di plastica si trovano nei nostri mari mentre 109 milioni di tonnellate si trovano nei fiumi e che molto presto, anche questa quantità, si riverserà negli oceani. Il report pubblicato dall’Ocse avverte che dal 2000 al 2019, la produzione di plastica è raddoppiata a livello globale.

Le soluzioni

Mentre le Nazioni Unite e i Governi nazionali dei Paesi aderenti si impegnano, riconoscendo il danno ambientale delle plastiche, attraverso politiche mirate a risolvere il problema colpendo la produzione, quello che possiamo fare noi, come singoli cittadini è cambiare le nostre abitudini quotidiane:

  • Incominciare a smettere di acquistare prodotti con imballaggi di plastica monouso è fondamentale, preferendo prodotti sfusi, attrezzandoci con contenitori riutilizzabili per la spesa quotidiana, oppure preferire prodotti con imballaggi ecosostenibili. La domanda di mercato siamo noi e le aziende basano la loro produzione sui nostri comportamenti di acquisto. Cambiare tali “comportamenti d’acquisto inquinanti” preferendo prodotti più sostenibili indirizzerebbe le aziende a produrre in maniera più rispettosa dell’ambiente. 
  • Giocare” a #Prendi3 ! E’ un gesto semplice di educazione ambientale da fare sopratutto con i bambini, in modo da costruire un comportamento più consapevole verso ciò che consideriamo rifiuto. Il rifiuto è una risorsa e non va gettato a terra ma nell’apposito contenitore della raccolta differenziata. Raccogliere 3 pezzi quotidianamente da terra è un atto semplice ma potente. Per questo va divulgato attraverso i social con una foto o un video. Da ogni singolo gesto si può costruire la soluzione ad un problema che è globale perché bisogna “Pensare globalmente e agire localmente” se vogliamo che le cose cambino.